5 aprile – 7 giugno 2026
PARTY Chiari & AMICIZIE FLUXUS
Per celebrare i cinquant’anni della sua galleria, Susanna Orlando rende omaggio a Firenze, sua città natale, con la mostra Yes We Fluxus! Party Chiari e Amicizie Fluxus dedicata a Giuseppe Chiari. Artista visivo, musicista, pianista e compositore fiorentino, Chiari è stato una figura chiave in Italia del movimento Fluxus e ha profondamente ridefinito, nella seconda metà del Novecento, il rapporto tra musica, gesto e arti visive. Di Giuseppe Chiari (Firenze, 26 settembre 1926 – Firenze, 9 maggio 2007) ricorre quest’anno il centenario dalla nascita e nel 2027 il ventennale dalla scomparsa.
Musicista di formazione, Chiari ha messo in discussione fin dagli anni Sessanta l’idea tradizionale di composizione, trasformando la musica in azione, comportamento, esperienza. Per lui la partitura non era soltanto uno spartito da eseguire, ma un campo aperto di possibilità: istruzioni minime, frasi scritte, segni grafici diventavano inviti all’azione, spesso ironici, sempre radicali. Quando nel 1962 entra in contatto con il gruppo Fluxus, inizia a prendere parte a numerosi festival internazionali, sviluppando in questo contesto le sue “azioni musicali”, performance in cui il pianoforte viene suonato, chiuso, spostato, talvolta semplicemente evocato. La musica, più che produrre suono, diventa un atto mentale e concettuale. Uno dei suoi contributi più riconoscibili è la “musica visiva”: grandi fogli di carta su cui interviene con scritte, segni, pentagrammi alterati, dichiarazioni come “La musica è facile” o “L’arte è facile”. Frasi apparentemente semplici che contengono una critica sottile ai sistemi accademici e al mito della complessità come valore. La sua ricerca si colloca in dialogo con figure come John Cage, con cui condivide l’attenzione per il caso, il silenzio e la ridefinizione dell’atto musicale, ma mantiene una cifra personale fortemente legata alla scrittura e alla dimensione grafica.
Scrive Susanna Orlando: “Il termine Fluxus mi ha sempre intrigata, così come il concetto di libertà espressiva insito in quel folto gruppo di personaggi e artisti straordinari. Non ho mai conosciuto personalmente il maestro Giuseppe Chiari, ma i suoi Gesti sul piano, i suoi segni e graffi sugli spartiti - tanto infantili quanto rivoluzionari - mi hanno sempre affascinata. Lo immagino negli anni ‘60 a Milano al teatro Lirico al concerto di John Cage mentre strappa lentamente l’oggetto del suo mestiere, uno spartito appunto. Così come lo vedo seduto nei laboratori fiorentini dove amava trascorrere il tempo lavorando. Chiari divulgava arte. Chiari era un operaio dell’arte. Un fiorentino come me. E così, con questa prima mostra, do il là alle celebrazioni dei miei cinquant’anni di attività. Partiamo da Firenze.”
Il progetto prende avvio da un nucleo centrale di 16 opere inedite e di grande pregio di Giuseppe Chiari, provenienti da un atelier fiorentino dove l’artista amava trascorrere il suo tempo. Attorno a questo corpus si costruisce un dialogo vivo con lavori di artisti internazionali e performer, legati all’area Fluxus e non solo, in relazione diretta o ideale con la figura di Chiari. L’accostamento tra opere diverse si configura come un vero e proprio contrappunto visivo, capace di generare un ideale concerto espositivo. Un insieme dinamico che, nello spirito del movimento internazionale, rinnova quell’idea di flusso continuo e coinvolgente in cui arte e vita si incontrano e si fondono.
Gli artisti sono convocati in mostra per celebrare non solo il cinquantenario della galleria, fondata nel 1976, ma anche il centenario della nascita di Chiari. L’esposizione assume così il tono di una festa – o meglio di un party, come suggerisce il sottotitolo – dichiaratamente ispirata allo spirito di Fluxus, con quell’energia conviviale, ironica e giocosa che ha caratterizzato gli artisti del movimento.
Gli artisti invitati, presenti con le loro opere, entrano nel progetto come veri e propri contrappunti musicali. Le loro ricerche dialogheranno con i leitmotiv della poetica di Chiari – il gioco, l’improvvisazione, il caso, il coinvolgimento, la gestualità – per affinità o per contrasto.
L’accostamento delle opere permetterà allo spettatore di cogliere immediatamente lo spirito del lavoro di Chiari e, al tempo stesso, quello degli artisti coinvolti. Senza sovrastrutture teoriche, sarà il pubblico stesso a scoprire il gioco associativo che nasce dal dialogo visivo e concettuale tra i lavori.
Per attivare ulteriormente questa dimensione, i musicisti – Eugenio Sanna, chitarra acustica, oggetti, voce, e Davide Lucchesi, chitarra acustica e oggetti e la danzatrice contemporanea Marianna Miozzo – saranno coinvolti in performance legate all’improvvisazione in spirito Fluxus, elemento centrale della ricerca dell’artista. L’intervento, dal titolo "L'alchimia", non sarà un semplice accompagnamento, ma parte integrante dell’esperienza.
L’idea progettuale prende ispirazione da Suonare la stanza di Giuseppe Chiari: la musica è suono, e il mondo sonoro appartiene pienamente alla realtà visibile. In uno dei suoi statement, l’artista fornisce istruzioni per far “risuonare” uno spazio attraverso il corpo del performer, stecche e strumenti percussivi, invitando a interagire con gli elementi presenti nell’ambiente.
Da qui nasce il cuore del progetto: trasformare lo spazio espositivo in una sorta di music box, un organismo vivo in cui più di 30 opere, i suoni, le presenze e gli accadimenti possano risuonare e interagire tra loro, generando un’esperienza aperta, dinamica e condivisa.
Gli altri artisti in mostra sono:
Ay-O (Ibaraki, 1931) – artista giapponese, noto per le sue “Rainbow Works”, opere cromatiche e sensoriali che invitano a un’esperienza ludica e partecipativa, in pieno spirito Fluxus.
Joseph Beuys (Krefeld, 1921 – Düsseldorf, 1986) – artista tedesco che ha ampliato il concetto di arte come azione sociale, ponendo al centro performance, gesto e partecipazione collettiva. La sua pratica incarna l’idea che ogni persona possa essere artista e che l’arte possa agire come motore di cambiamento sociale, in piena sintonia con lo spirito rivoluzionario di Fluxus.
George Brecht (New York, 1926 – Colonia, 2008) – tra i fondatori di Fluxus, ha introdotto gli “event scores”, istruzioni minime che trasformano azioni quotidiane in esperienze artistiche.
John Cage (Los Angeles, 1912 – New York, 1992) – compositore e teorico statunitense, figura chiave per Fluxus, ha rivoluzionato il concetto di musica introducendo caso, silenzio e apertura al reale.
Philip Corner (New York, 1933) – compositore e performer, ha esplorato le relazioni tra suono, corpo e spazio attraverso pratiche improvvisative.
Robert Filliou (Sauve, 1926 – Les Eyzies, 1987) – artista ludico, con forte attenzione al gioco, alla collaborazione e all’arte come scambio sociale.
Geoffrey Hendricks (Littleton, 1931 – New York, 2018) – artista Fluxus, noto per le sue “Sky Paintings”, ha sviluppato una poetica legata alla natura e alla dimensione meditativa.
Milan Knížák (Plzeň, 1940) – performer, musicista e scultore ceco, ha realizzato azioni radicali e interventi che fondono musica, gesto e critica sociale.
George Maciunas (Kaunas, 1931 – Boston, 1978) – architetto, artista e teorico lituano-americano, è considerato il fondatore e il motore organizzativo di Fluxus. Ha promosso un’arte collettiva, anti-accademica progettando festival, eventi, oggetti e pubblicazioni che coinvolgevano artisti di tutto il mondo. Convinto che l’arte dovesse fondersi con la vita quotidiana, creò una rete internazionale di collaborazioni tra musicisti, performer e creativi visivi.
Charlotte Moorman (Little Rock, 1933 – New York, 1991) – violoncellista e performer Fluxus, celebre per le sue azioni che uniscono musica, corpo e performance.
Yoko Ono (Tokyo, 1933) – artista e performer giapponese, tra le figure più influenti di Fluxus. Celebre per le sue “instruction pieces”, opere costituite da semplici istruzioni che trasformano l’azione quotidiana in esperienza artistica partecipativa.
Nam June Paik (Seul, 1932 – Miami, 2006) – artista coreano-americano, pioniere della videoarte e figura centrale del movimento Fluxus. Ha integrato tecnologia, suono e performance in una nuova estetica mediale.
Ben Vautier (Napoli, 1935) – artista francese di origine italiana, tra le figure di spicco del gruppo. Celebre per le sue scritte concettuali e ironiche, che mettono in discussione linguaggio, istituzioni artistiche e convenzioni sociali.
Gli artisti italiani legati a Fluxus:
Giancarlo Cardini (Taranto, 1940) – pianista e compositore, vicino all’ambiente Fluxus, ha sviluppato una ricerca tra minimalismo, improvvisazione e sperimentazione sonora.
Gianni Melotti (Firenze 1953), fotografo fiorentino. Ha collaborato direttamente con Giuseppe Chiari, al quale era legato da profonda e pluriennale amicizia. Di recente l’artista ha pubblicato un volume monumentale edito da Giunti dedicato proprio a Chiari (“La fotografia è facile”).
Carlo Battisti (Viareggio 1945) artista proveniente dalla mail art; Ha collaborato con figure storiche di Fluxus e con Giuseppe Chiari, partecipando a concerti e performance sperimentali. Battisti presenta alcuni lavori autoprodotti che intrecciano musica, azione e oggetti in piena sintonia con lo spirito partecipativo e rivoluzionario di Fluxus.
Fluxus
Dal termine latino flusso, mutamento, è stato un movimento internazionale d’avanguardia complesso e multiforme che nasce negli anni sessanta del Novecento (1961-1962) e che prosegue a suo modo anche fuori dalle cronologie storiche più ristrette, lasciando in eredità uno spirito di avventura che esula dalla tradizione, con un nuovo atteggiamento collettivo di apertura verso la vita, verso una libera unione di tutte le arti (dalla musica sperimentale, alla danza, alle nuove tecnologie, al concettualismo artistico) e una inedita simbiosi fra processi artistici e esistenza. Irriverente verso il potere, amante del gioco e dello spirito comunitario, al cui interno ogni artista partecipava con le sue personali sperimentazioni.
Il progetto presentato da Susanna Orlando, nascendo in questo spirito di amicizia e aprendosi alla sorpresa, al caso, al gioco e alla vita – contro una realtà che intende spingere alla guerra – sembra condividerne lo spirito, la ricerca di un barlume di festa.
SUSANNA ORLANDO
“Un buon gallerista non solo vende arte, ma insegna a vivere l’arte”.
Susanna Orlando spiega così l'essenza di quello che, da cinquantanni è il suo mestiere. Figlia d’arte, e enfant prodige (era gallerista a meno di diciott’anni), ha adottato ben presto uno stile personalissimo, fatto di amore per l’arte e per ogni singola opera, e di attenzione. Attenzione per i dettagli, in tutto ciò che fa, e attenzione verso collezionisti e clienti, in quel percorso comune per imparare a “vivere l’arte”. Nata nel 1976 a Forte dei Marmi, nel 2013 la Galleria Susanna Orlando si è spostata nel centro storico di Pietrasanta. Nella primavera del 2018, alla sede principale di via Stagi 12, si è affiancato il nuovo spazio di via Garibaldi 30. La Galleria Susanna Orlando si conferma così come punto di riferimento per l’arte contemporanea, con un'offerta che spazia dai nomi più storicizzati ai giovani emergenti
Via Stagio Stagi 12 e via Garibaldi 30, Pietrasanta (LU). Telefono +39 0584 70214
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